Il nucleo più antico è la parte centrale risalente alla metà del cinquecento, ovvero una stanza con annesso uno spazio cintato per ricoverare gli animali durante la notte.
All'epoca i contadini vi si rifugiavano nelle ore più calde della giornata. I muri erano costruiti con il " bolo", impasto di terra e pietre senza uso di cemento ed erano spessi più di 1 metro affinché all'interno l'ambiente rimanesse fresco.
Non esistevano pozzi artesiani, tantomeno acquedotti , ma solo pozzi " romani " scavati a forza di braccia. L'acqua piovana defluiva dalle terrazze e veniva convogliata nelle cisterne .Le piante erano annaffiate faticosamente a mano con le " menze " recipienti di zinco con due manici Il forno permetteva di produrre grandi pagnotte fragranti impastate con grano " Cappelli" coltivato in zona. Il pane era conservato nella "mattra-bbanca", grande tavolo con vano interno dove venivano lavorate anche le "frise" e le orecchiette.
Alle pareti facevano bella mostra "le pendule",pomodori vermigli e gialli infilati e appesi che duravano tutto l'inverno.
Agli angoli della stanza c'erano "capase" colme di profumato olio di oliva e in alcune nicchie contenitori di terracotta smaltata contenenti sott'aceti e capperi.
Nel grande camino venivano preparate le verdure , i legumi "alla pignata" cotti lentamente con la brace nella terracotta, il pesce fritto e, nei giorni di festa, carne arrosto.
Nei secoli successivi la struttura fu ingrandita con l'aggiunta di altre stanze in modo da ospitare più famiglie di contadini finchè nell'ottocento da abitazione prettamente rurale divenne luogo di villeggiatura della facoltosa famiglia Nicazza che durante l'estate lasciava Gallipoli per godere della frescura della campagna.
Un rampollo di questa famiglia, Ugo Nicazza, fu il primo scout della sezione di Lecce.
E per queste origini che tutta la zona è conosciuta come "lu nicazza".